{"id":92,"date":"2011-08-20T14:46:19","date_gmt":"2011-08-20T14:46:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ffyh.unc.edu.ar\/modernidades\/?p=92"},"modified":"2011-08-20T14:46:19","modified_gmt":"2011-08-20T14:46:19","slug":"filosofia-letteratura-e-vita-civile-giovan-battista-gelli-e-il-volgare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ffyh.unc.edu.ar\/modernidades\/filosofia-letteratura-e-vita-civile-giovan-battista-gelli-e-il-volgare\/","title":{"rendered":"FILOSOFIA, LETTERATURA E VITA CIVILE: GIOVAN BATTISTA GELLI E IL VOLGARE"},"content":{"rendered":"<p align=\"right\">Anna Laura Puliafito<\/p>\n<p align=\"right\">Universidad de Basilea<\/p>\n<p align=\"right\">Suiza<\/p>\n<p><!--more--><strong>Resumen<\/strong>:<\/p>\n<p>Este trabajo se centra en Giovani Battista Gelli, una de las figuras principales de la Academia Florentina, y en sus posiciones te\u00f3ricas acerca de la traduccci\u00f3n vern\u00e1cula en general, y de Florencia en particular. La pregunta central se refiere a la posibilidad de reconocer un programa sistem\u00e1tico en la obra de Gelli o, al menos, la permanencia de algunos puntos tem\u00e1ticos, tanto en sus trabajos originales como en las traducciones de Simone Porzio, un prominente profesor de Arist\u00f3teles del Estudio Pisano.<\/p>\n<p><strong>Abstract<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\">The paper focuses on Giovan Battista Gelli, one of the leading figures of the Accademia Fiorentina, and his theoretical issues about vernacular translation in general and Florentine vernacular translation in particular. The central question concerns the possibility of recognizing a systematic program in Gelli\u2019s works, or, at least, the persistence of some thematic items, both in Gelli\u2019s original works as well as in his translations of Simone Porzio, prominent Aristotelian professor of the Studio Pisano.<em><\/em><\/p>\n<p>Nel 1548 Giovan Battista Gelli viene eletto <em>console<\/em> dell\u2019Accademia Fiorentina. Ha cinquant\u2019anni, proviene dal ceto mercantile fiorentino; da ragazzo, negli anni \u201920, ha frequentato gli Orti Oricellari, e ha alle spalle una modesta attivit\u00e0 di poeta (un\u2019egloga celebrativa per Cosimo de\u2019 Medici, del 1537, e alcune stanze per le nozze di Cosimo con Eleonora di Toledo, del 1539). Si \u00e8 profilato all\u2019interno dell\u2019ormai tramontata (1541) Accademia degli Umidi con un trattato sull\u2019<em>Origine di Firenze<\/em>, che sottolinea la discendenza per linea diretta della citt\u00e0 e della lingua parlata dai suoi abitanti dagli Aramei, antichissima trib\u00f9 ebraica. Ha composto anche la prima di due commedie, <em>La sporta<\/em> (1543), quasi \u2018riscrittura\u2019 dell\u2019<em>Aulularia<\/em> \u2013 mentre una seconda commedia, <em>Lo errore<\/em>, seguir\u00e0 nel 1556 &#8211; e ha pubblicato i dieci dialoghi del bottaio Giusto con la sua Anima che portano il titolo di <em>Capricci del Bottaio<\/em> (1546).<a title=\"\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n<p>A partire dal 1548 Gelli comincia una lunga serie di letture di Dante e Petrarca destinate alle riunioni in Accademia, fino quando, nel 1553, verr\u00e0 incaricato ufficialmente della lettura dantesca dell\u2019<em>Inferno<\/em>.<a title=\"\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a> La sua attivit\u00e0 di espositore delle due corone \u00e8 inframezzata alla stesura di altri dieci dialoghi, dedicati questa volta ai sortilegi di <em>Circe<\/em> (questo il titolo del 1549) e ai tentativi \u2013 per lo pi\u00f9 frustrati &#8211; di Ulisse di riportare alla forma umana i concittadini greci gi\u00e0 trasformati in animali.<a title=\"\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a> Il suo interesse per la lingua fiorentina e la volont\u00e0 di vederne pienamente riconosciuta la dignit\u00e0 di lingua adeguata alle conversazioni di pi\u00f9 alto rango portano Gelli a partecipare dapprima all\u2019elaborazione di una riforma linguistica, progetto questo tuttavia abbandonato per le strutturali difficolt\u00e0 incontrate, come viene dichiarato nel <em>Ragionamento sopra le difficolt\u00e0 di mettere in regole la nostra lingua<\/em> pubblicato in premessa al trattatello<em> <\/em>di Pierfrancesco Giambullari <em>De la lingua che si parla e scrive a Firenze<\/em> (1551, <em>more fiorentino<\/em>)<em>.<\/em><a title=\"\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a><\/p>\n<p>La difficolt\u00e0 di un inquadramento sistematico del volgare fiorentino non incrina tuttavia le convinzioni del Gelli che si tratti di una lingua degna di essere sostenuta e divulgata misurandone le potenzialit\u00e0 su opere di indubbia dottrina, tradizionalmente riservate alle \u2018grazie\u2019 della lingua latina.<\/p>\n<p>Anche \u2013 sebbene non solo \u2013 per questo motivo, come vedremo, il 1551 si presenta come l\u2019anno del Gelli volgarizzatore: quattro volgarizzamenti pubblicati, pi\u00f9 uno attribuibile a lui e restato manoscritto, tutte opere di un aristotelico alessandrinista napoletano di gran fama presso lo studio pisano. Di Simone Porzio, questo l\u2019autore (1497-1554), Gelli traduce infatti il <em>Trattato dei colori de gl\u2019occhi<\/em> e la <em>Disputa<\/em><em> sopra quella fanciulla della Magna, la quale visse due anni senza mangiare e senza bere<\/em>, e, per altro verso, il trattatello <em>Se l\u2019huomo diventa buono o cattivo volontariamente<\/em> e il <em>Modo di orare christianamente<\/em>.<a title=\"\" href=\"#_ftn5\">[5]<\/a> A proposito di quest\u2019ultimo testo, una sorta di \u00abesposizione del Pater noster\u00bb, il cui volgarizzamento va in stampa prima della pubblicazione dell\u2019originale, \u00e8 stato dimostrato come tanto la versione originale quanto quella gelliana, siano vicine non solo alla sensibilit\u00e0 del <em>Beneficio di Christo<\/em>,<a title=\"\" href=\"#_ftn6\">[6]<\/a> ma anche, direttamente a quella di Juan de Vald\u00e8s nel <em>Dialogo de Doctrina Christiana<\/em> (1529).<a title=\"\" href=\"#_ftn7\">[7]<\/a> Si tratti o meno di \u00abun\u2019abilissima operazione \u2018nicodemitica\u2019\u00bb,<a title=\"\" href=\"#_ftn8\">[8]<\/a> la singolare vicenda mostra la particolare convergenza di interessi tra questi due autori \u2013 Porzio e Gelli \u2013 pur per altro verso cos\u00ec distanti. Varr\u00e0 dunque la pena di riflettere innanzi tutto<\/p>\n<p>i)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 su come Gelli giustifichi i volgarizzamenti realizzati nel quadro ideale dell\u2019operazione di volgarizzamento in s\u00e9 e di volgarizzamento in fiorentino in particolare;<\/p>\n<p>ii)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 se possa essere rintracciato nell\u2019opera originale del Gelli, e in che termini, un programma di riflessione sistematica, o, quanto meno, se possa essere individuata la persistenza di nuclei tematici particolarmente rilevanti;<\/p>\n<p>iii)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 su come \u2013 o se \u2013 sia possibile inserire le traduzioni da Porzio nel quadro complessivo dell\u2019opera gelliana, e se esistano motivi che possano accomunare, almeno parzialmente, la produzione personale dell\u2019accademico fiorentino a quella dell\u2019aristotelico napoletano.<\/p>\n<p>La prima questione da affrontare \u00e8 certamente quella della scelta linguistica.<\/p>\n<p>Una costante della produzione gelliana va senz\u2019altro individuata in un programma di impegno civile, organico rispetto al ruolo dominante di Cosimo nella Firenze di met\u00e0 Cinquecento. Funzionalmente ad esso l\u2019adozione del volgare ricopre un ruolo di primo piano. Sulla forma linguistica che tale volgare deve assumere va sottolineato che si tratta di un fiorentino \u2018naturale\u2019 radicalmente distinto dai moduli bembiani. Quasi rispondendo per contrasto alle caratteristiche di artificialit\u00e0 riconosciute da Dante al latino,<a title=\"\" href=\"#_ftn9\">[9]<\/a> nel <em>Ragionamento<\/em> sulla lingua Gelli sottolinea la vitalit\u00e0 del volgare e dunque la sua adeguatezza a comunicare al meglio ogni aspetto dell\u2019esperienza umana. Nel V ragionamento dei <em>Capricci<\/em> Gelli sottolinea anzi come la superiorit\u00e0 del latino come lingua di scienza non sia in realt\u00e0 che il frutto dell\u2019accorta politica culturale di Roma, quella stessa che Cosimo vorrebbe rinnovata sotto il giglio fiorentino. Al bottaio stupito che si possa esser \u00abdotto senza sapere lingua latina o greca\u00bb<a title=\"\" href=\"#_ftn10\">[10]<\/a> l\u2019Anima risponde innanzi tutto che \u00abnon sono le lingue che fanno gli uomini dotti, ma le scienzie\u00bb; e il fatto che la lingua franca della scienza sia il latino, non dipende da una sua superiorit\u00e0 a priori, ma dalla saggia scelta dei Romani, che curarono di<\/p>\n<p>[G:\u2026] tradurre nella lingua loro di molte cose belle, acciocch\u00e9 chi desiderava intenderle fusse forzato a impararla, e cos\u00ec venisse a spargersi per tutto il mondo.<\/p>\n<p>Infatti<\/p>\n<p>[A: .\u2026] mentre che e\u2019 tennono l\u2019imperio del mondo, ei la facevano ancora imparare a la maggior parte de\u2019 loro sudditi quasi per forza [<em>i.e<\/em>. per legge].<\/p>\n<p>Solo \u00abl\u2019inordinato amor proprio, e non della patria\u00bb, cio\u00e8 l\u2019individuale volont\u00e0 di emergere sugli altri, ha fatto s\u00ec che i Toscani preferissero \u00abscrivere in grammatica\u00bb &#8211; dunque in latino \u2013 invece che nell\u2019idioma vivo in uso, facendo cos\u00ec non diversamente da quei medici che usano nomi desueti solo per mostrarsi dotti.<a title=\"\" href=\"#_ftn11\">[11]<\/a> In tal senso Gelli giudica fondamentale l\u2019intervento dei Principi, definiti nella dedica a Cosimo della <em>Circe<\/em> \u00abi veri simulacri e l\u2019immagini di Dio\u00bb, secondo la testimonianza di Plutarco:<a title=\"\" href=\"#_ftn12\">[12]<\/a><\/p>\n<p>G: Tu giudichi adunque che il condurre le scienze nella nostra lingua sia bene eh?<br \/>\nA: Anzi affermo che noi non si possa dar cosa pi\u00f9 utile n\u00e9 lodevole, perch\u00e9 la maggior parte de gli errori nascono da l\u2019ignoranza. E doverebbono i principi attenderci, con ci\u00f2 sia che sieno come padri de\u2019 popoli: e al padre non s\u2019appartiene solamente governare i figliuoli, ma insegnar loro e correggerli. E se non voglion far questo di tutte le cose, e\u2019 doverebbon almanco farlo di quelle che sono necessarie.<a title=\"\" href=\"#_ftn13\">[13]<\/a><\/p>\n<p>Su quali siano le \u00abcose necessarie\u00bb Gelli, per bocca dell\u2019Anima, non ha dubbi: si tratta \u00abdelle leggi, cos\u00ec le divine come le umane\u00bb.<\/p>\n<p>Il motivo \u2018antiumanistico\u2019 articolato sul troppo tempo dedicato all\u2019apprendimento linguistico, si lega in questo caso al motivo religioso. Gli uomini sarebbero infatti<\/p>\n<p>pi\u00f9 amatori e difensori delle cose appartenenti alla religione cristiana, se le cominciassimo a leggere da putti, e di mano in mano si esercitassimo in quelle come fanno gli Ebrei!<a title=\"\" href=\"#_ftn14\">[14]<\/a> La qual cosa non si pu\u00f2 fare, non le avendo ben tradotte in volgare e ben acconce.<a title=\"\" href=\"#_ftn15\">[15]<\/a><\/p>\n<p>\u00c8 intorno all\u2019esempio degli Ebrei che Gelli sottolinea l\u2019idea del volgare anche come lingua di culto, mettendo a nudo pi\u00f9 che altrove l\u2019ispirazione evangelica della sua posizione:<\/p>\n<p>A: [\u2026] con quanta pi\u00f9 reverenzia e attenzione si starebbe a gli ufici divini se s\u2019intedesse quel ch\u2019\u00e8 dicono? [\u2026] il nostro leggere o cantare i salmi\u00a0 &#8211; \u00e8 infatti oggi, <em>afferma l\u2019Anima<\/em> \u2013 simile a un gracchiare di putte e a un cinguettare di pappagalli.<\/p>\n<p>Il motivo linguistico si lega nel ragionamento V dei <em>Capricci<\/em> all\u2019invettiva contro il potere ecclesiastico, basato su interessi economici piuttosto che su una autorit\u00e0 di altro genere, se \u00e8 vero che tutti i cristiani sono figli di Dio e che questa fondamentale dignit\u00e0 resta primaria anche rispetto al ruolo di ministri ricoperto dai sacerdoti e dal Papa.<a title=\"\" href=\"#_ftn16\">[16]<\/a> L\u2019invettiva trova il suo doppio nella serrata critica all\u2019uso di \u2018dottori\u2019 e avvocati che<\/p>\n<p>ci vogliono vendere le cose comuni; e per poterlo far meglio, hanno trovato questo bel ghiribizzo, che i contratti non si possano fare in volgare, ma solamente in quella loro bella grammatica, che la intendono poco eglino e manco gli altri. <a title=\"\" href=\"#_ftn17\">[17]<\/a><\/p>\n<p>Al contrario tornerebbe a maggior utilit\u00e0 dei cittadini e maggior dignit\u00e0 della lingua stessa<\/p>\n<p>il cominciare i principi e gli uomini grandi e qualificati a scrivere in questa lingua [<em>i.e<\/em>. il volgare fiorentino] le importantissime cose de\u2019 governi degli stati, i maneggi de le guerre e gli altri negozi gravi delle faccende che da non molto indietro si scrivevano tutti in lingua latina.<a title=\"\" href=\"#_ftn18\">[18]<\/a><\/p>\n<p>Se il fiorentino \u00e8 in ogni caso il volgare che spicca sugli altri per la sua naturale dolcezza, esso \u00e8 una lingua in trasformazione, migliorata nel tempo rispetto a quella delle tre corone e destinata a perfezionarsi ancor di pi\u00f9 attraverso l\u2019uso. Su quale sia questo uso non vi sono dubbi: non si tratta certamente dell\u2019uso popolare \u00abde\u2019 plebei e delle donnicciole\u00bb, ma di quello degli uomini \u00abgrandi e virtuosi\u00bb, i soli, aggiunge appunto Gelli<\/p>\n<p>che inalzano e fanno grandi le lingue, imperocch\u00e9 avendo sempre concetti nobili e alti, e trattando e maneggiando cose di gran momento, e ragionando bene spesso e discorrendo sopra quelle in pro e in contro, persuadendo e dissuadendo, accusando o lodando, e tal volta ancora ammonendo e insegnando, fanno le lingue loro [gloriose], onorate, ricche e leggiadre.<a title=\"\" href=\"#_ftn19\">[19]<\/a><\/p>\n<p>Una parte molto rilevante nella diffusione e nel perfezionamento della lingua \u00e8 esplicitamente affidata alle traduzioni, lo strumento primario per mezzo del quale i pi\u00f9 \u00abnobili e qualificati\u00bb tra i fiorentini potranno affinare le doti insite nel loro volgare. Il che significa per Gelli perfezionare il volgare tanto nella \u00abforma\u00bb che nella \u00abmateria\u00bb. Nel primo caso si tratta di \u00abquel modo e quell\u2019ordine\u00bb con il quale \u00abson conteste e tessute insieme l\u2019una parola con l\u2019altra, che si chiama ordinariamente la costruzione\u00bb; nel secondo si tratta propriamente delle \u00abparole\u00bb di cui la lingua \u00e8 fatta, cio\u00e8 delle specifiche scelte lessicali e terminologiche.<a title=\"\" href=\"#_ftn20\">[20]<\/a><\/p>\n<p>Quanto alla traduzione, pi\u00f9 volte Gelli ripete di intenderla come un semplice \u00abrivestire di panni fiorentini\u00bb l\u2019opera del Porzio, mantenendone l\u2019ispirazione generale e, addirittura, la strategia dedicatoria: nel caso dell\u2019<em>An homo<\/em> Gelli sceglie di dedicare lo scritto a Francesco Torelli, figlio di quel Lelio Torelli cui Porzio aveva offerto originariamente la propria opera;<a title=\"\" href=\"#_ftn21\">[21]<\/a> nel caso del <em>Trattato del colore degli occhi<\/em> per allinearsi esplicitamente alla scelta dell\u2019autore viene addirittura mantenuto lo stesso dedicatario \u2013 il cardinale di Mantova Ercole Gonzaga.<a title=\"\" href=\"#_ftn22\">[22]<\/a><\/p>\n<p>Veniamo ora alla considerazione degli scritti originali del nostro traduttore. Senza dubbio la variet\u00e0 di genere rende difficile una valutazione globale dei motivi ispiratori della sua opera. Mi sembra che un fortissimo legame possa essere certamente rintracciato tra le due opere pi\u00f9 note, i <em>Capricci<\/em> e la <em>Circe<\/em>, anche per quanto riguarda le modalit\u00e0 allegoriche della finzione poetica messe in atto nei due casi.<\/p>\n<p>Nei primi dieci \u2018ragionamenti\u2019 Gelli mette a confronto un artigiano fiorentino, Giusto, ormai giunto alla vecchiaia, con la propria Anima, allo scopo di svelargli il vero fine della sua esistenza e liberarlo con ci\u00f2 stesso dal timore della morte. Gli \u2018incontri\u2019 si svolgono all\u2019alba, in un\u2019atmosfera ancora lontana dagli impegni del lavoro quotidiano, nella stanza di San Pier Maggiore del Bottaio, e i motivi di questa sorta di sdoppiamento dell\u2019io \u2013 come il Bottaio stesso rileva in apertura<a title=\"\" href=\"#_ftn23\">[23]<\/a> \u00a0\u2013 sono cos\u00ec giustificati dall\u2019Anima:<\/p>\n<p>A: Separerommi con la mia parte intellettiva e con la fantasia solamente, senza la quale non potrei intendere, lasciando in te tutte l\u2019altre mie potenze: cio\u00e8 la vegetativa perch\u00e9 tu viva, e la sensitiva perch\u00e9 tu senta; e il discorso e la memoria, acci\u00f2 che tu possa, discorrendo mediante le cose che tu sai, dimandarmi e ragionare con esso meco.<a title=\"\" href=\"#_ftn24\">[24]<\/a><\/p>\n<p>A ben guardare questa condizione di giustapposizione tra l\u2019anima intellettiva e le forme inferiori rispecchia quella che si delinea nella <em>Circe<\/em> tra Ulisse, che, nuovamente libero, sta per lasciare l\u2019isola della maga, e i greci \u2018imbestialiti\u2019 che egli invano cerca di convincere a tornare in patria con lui riconquistando la forma umana.<a title=\"\" href=\"#_ftn25\">[25]<\/a> Ad essi, infatti, perch\u00e9 possano \u2018ragionare\u2019 su cosa sia loro desiderio fare, Circe concede che essi abbiano \u00abquel medesimo discorso che essi avevano quando egli erano uomini\u00bb e cos\u00ec come furono trasformati in fiere, cos\u00ec possano tornare al loro \u00abconoscimento di veri uomini\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn26\">[26]<\/a> Quali uomini in realt\u00e0 essi fossero \u00e8 indicato da una sorta di legge di analogia, per cui a ciascun tipo animale corrisponde il tipo umano che essi erano nella loro esperienza precedente. Cos\u00ec l\u2019Ostrica e la Talpa, per esempio, danno voce rispettivamente a un pescatore e a un contadino, mentre la Cerva esprime il punto di vista di una donna, nella fattispecie moglie di un \u00abfilosofo eccellentissimo\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn27\">[27]<\/a> Il punto di vista espresso dagli animali non corrisponde dunque al pensiero noetico, ma \u00e8 piuttosto l\u2019espressione verbale di un esercizio razionale di base legato alle situazioni specifiche dettate dalla natura e all\u2019opinione nata \u00abda la esperienza e la cognizion sensitiva, la quale (secondo me) <em>\u2013 come afferma espressamente il Cane nel Dialogo IX &#8211;<\/em> supera di certezza tutte le altre\u00bb.<a title=\"\" href=\"#_ftn28\">[28]<\/a><\/p>\n<p>Nel permettere loro di confrontarsi con Ulisse, ci\u00f2 che Circe non restituisce agli animali, ancorch\u00e9 dar loro l\u2019uso della parola, \u00e8 il libero arbitrio, quella libert\u00e0 di farsi bruti o simili a Dio cui, nella dedica a Cosimo I, Gelli accennava seguendo le tracce del mito formulato da Pico nel celebre elogio della natura umana: alla sua ultima creatura, per la quale non ha pi\u00f9 forme disponibili, Dio concede infatti, nel mito pichiano, di assumere liberamente la forma che vuole, lungo una scala che pu\u00f2 spingere l\u2019uomo in basso verso le cose del mondo, \u00abper lor rea sorte o per lor mala elezione\u00bb, o elevarlo al cielo, conducendolo alla \u00abvera perfezione\u00bb. Il nuovo \u2018Pro[me]teo\u2019 si fa cos\u00ec camaleonte, e l\u2019incantesimo di Circe, allegoria della Materia, d\u00e0 forma esteriore alle scelte di vita che l\u2019uomo \u00e8 chiamato a fare:<\/p>\n<p>in potest\u00e0 dell\u2019uomo \u00e8 stato liberamente posto il potersi eleggere quel modo nel quale pi\u00f9 gli piace vivere e, quasi nuovo Prometeo,<a title=\"\" href=\"#_ftn29\">[29]<\/a> trasformarsi in tutto quello che egli vuole, prendendo, a guisa di camaleonte, il color di tutte quelle cose a le quali egli pi\u00f9 si avvicina con l\u2019affetto; e finalmente farsi o terreno o divino, e a quello stato trapassare che a la elezione del libero voler suo piacer\u00e0 pi\u00f9.<a title=\"\" href=\"#_ftn30\">[30]<\/a><\/p>\n<p>\u00c8 nel commento al sonetto petrarchesco \u00abIo son dell\u2019aspettar ormai s\u00ec vinto\u00bb che Gelli sottolinea come la limitazione della libert\u00e0 metta addirittura \u00abin discussione lo statuto ontologico\u00bb dell\u2019uomo,<a title=\"\" href=\"#_ftn31\">[31]<\/a> come \u00e8 appunto il caso della prostrazione allo \u00absfrenato volere dell\u2019amore\u00bb,<\/p>\n<p>molto simile a quello che scrissero gli antichi secondo che recita Plutarco sotto la favola di Circe. La quale da loro per la sensualit\u00e0 figurata, dicono ch\u2019ella con le sue lusinghe e con i suoi canti tirava gli uomini nel suo regno, dove poi li trasformava in varii animali; cio\u00e8 toglieva loro il libero arbitrio, e a guisa di bestie gli guidava dove a lei pareva.<a title=\"\" href=\"#_ftn32\">[32]<\/a><\/p>\n<p>La questione del libero arbitrio si mostra centrale dal punto di vista speculativo nella riflessione di Gelli, che d\u2019altra parte, tanto nella riflessione teorica rispecchiata nei commenti a Dante e Petrarca che nell\u2019esercizio pratico della letteratura testimoniato dai ragionamenti e dai dialoghi, si mostra strenuamente convinto del nesso strettissimo che intercede tra arte poetica e riflessione morale. In sintonia con l\u2019atteggiamento che caratterizza l\u2019Accademia Fiorentina, Gelli ritiene impossibile considerare la letteratura come puro diletto, e \u2013 come \u00e8 stato fatto rilevare &#8211; fa procedere le considerazioni di poesia di pari passo con il commento dell\u2019<em>Etica Nicomachea<\/em> (in particolare il VI libro)<a title=\"\" href=\"#_ftn33\">[33]<\/a> facendo convergere arte ed etica nella facolt\u00e0 cogitativa che presiede al giudizio e alla deliberazione.<a title=\"\" href=\"#_ftn34\">[34]<\/a> Ora non c`\u00e8 dubbio che delle tre forme di vita delineate da Aristotele \u2013 quella del godimento, quella politica e quella della contemplazione &#8211; <a title=\"\" href=\"#_ftn35\">[35]<\/a> la scelta di Gelli si indirizzi verso la seconda, quella \u00abvita civile\u00bb<a title=\"\" href=\"#_ftn36\">[36]<\/a> rispetto alla quale tanto la <em>Circe<\/em> che i <em>Capricci<\/em> erano strumento di denuncia.<a title=\"\" href=\"#_ftn37\">[37]<\/a> Certamente per la sua provenienza sociale e per la sua formazione culturale extrauniversitaria, ma anche per la sua convinzione profonda che l\u2019elemento sensibile e materiale su cui si esercita il raziocinio sia un elemento fondamentale di quella forma specifica di conoscenza che \u00e8 la conoscenza umana, Gelli si mostra strenuo sostenitore di un insegnamento morale trasmesso non tanto per principi quanto piuttosto per evocazione di esempi veri o verosimili, capaci di trasporre nell\u2019incisivit\u00e0 del dato individuale la rappresentazione dell\u2019universale.<a title=\"\" href=\"#_ftn38\">[38]<\/a><\/p>\n<p>Di fronte a queste esternazioni mi sembra fondamentale sottolineare ancora una volta negli scritti di Gelli il profondo intreccio della problematica religiosa con quella civile, sulla base di un concetto di giustizia pratico e politico, cui \u00e8 possibile attingere solo attraverso un innalzamento morale che affonda nella dimensione materiale della vita, riscattandola per\u00f2 nel riconoscimento di un lume divino. Come simboleggiato nelle ultime pagine della <em>Circe<\/em> dalla curiosa preghiera dell\u2019Elefante-Aglafemo, che inneggia all\u2019uomo come \u00abcosa meravigliosa\u00bb, ma solo nel riconoscersi effetto del primo motore e nell\u2019innalzare un\u2019ode ad esso, cagione di tutte le cose, sembra riappropriarsi pienamente della propria dignit\u00e0 umana.<a title=\"\" href=\"#_ftn39\">[39]<\/a><\/p>\n<p>Certamente sulla natura e la dignit\u00e0 dell\u2019uomo \u00e8 incentrato almeno uno dei volgarizzamenti di Porzio, quel trattato <em>An homo bonus vel malus volens fiat<\/em> che vuole opporsi tanto alla morale stoica che a quella platonica per sottolineare la natura radicalmente ancipite dell\u2019uomo.<a title=\"\" href=\"#_ftn40\">[40]<\/a> Proprio sulla base di questa connaturata ambiguit\u00e0 Porzio riconosce da un lato la necessit\u00e0 dell\u2019atto volontario per mezzo del quale l\u2019uomo razionale deve ordinare e sottoporre al controllo dell\u2019intelletto le sue passioni; dall\u2019altro l\u2019incapacit\u00e0 umana di esercitare appieno questo controllo se non nell\u2019ambito del riconoscimento del beneficio offerto dal sacrificio di Cristo, condizione necessaria per il recupero e il \u2018risanamento\u2019 dell\u2019arbitrio stesso.<a title=\"\" href=\"#_ftn41\">[41]<\/a><\/p>\n<p>Come \u00e8 stato sottolineato dalla critica, la pubblicazione del trattatello e il suo immediato volgarizzamento si collocano in un momento particolarmente delicato della vita culturale e religiosa fiorentina, che passa sotto un pi\u00f9 serrato controllo dell\u2019Inquisizione, spingendo Cosimo a contenere le tendenze evangeliche presenti anche nell\u2019ambito dell\u2019Accademia.<a title=\"\" href=\"#_ftn42\">[42]<\/a> Il volgarizzamento in questo senso sembra poter rispondere ad una duplice funzione: da un lato esso offre giustificazione filosofica di alto rango agli insegnamenti etico-civili che Gelli aveva riposto nelle sue opere letterarie e nelle letture di poesia (dantesca e petrarchesca) che spesso ne costituivano il materiale di riferimento; dall\u2019altro potevano offrire un filtro per la protezione di dottrine di fronte alle pressioni della censura. Come si \u00e8 detto, in questo stesso \u00a0senso muoveva del resto l\u2019inversione \u2013 volgarizzamento prima, originale poi &#8211; nella pubblicazione del <em>Modo di orare christianamente<\/em> (per il quale rimando agli studi di Cesare Vasoli e di Eva Del Soldato); e in questa direzione sembra muovere la scelta di cassare il riferimento ai \u00abteologi\u00bb tanto nella dedica che in chiusura del trattato, riportando l\u2019intera argomentazione nell\u2019ambito di un ragionamento basato esclusivamente sugli insegnamenti peripatetici.<a title=\"\" href=\"#_ftn43\">[43]<\/a>. In almeno un caso Gelli sceglie inoltre di modulare l\u2019affermazione di Porzio, con l\u2019aggiunta di un avverbio che ne relativizza la portata, a proposito della possibilit\u00e0 dell\u2019intelletto di operare separato dalle funzioni primarie dell\u2019anima vegetativa e sensitiva. Ma su questo torneremo.<\/p>\n<p>Il sostegno autoriale, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, che Gelli cerca nell\u2019operetta di Porzio \u00e8 a sua volta da intendersi sia in senso filosofico-concettuale, sia in senso strettamente linguistico. Esso offre infatti un\u2019occasione di affinamento della lingua fiorentina proprio su uno degli argomenti che al nostro accademico stanno pi\u00f9 a cuore. Di fatto la traduzione pu\u00f2 essere considerata nel complesso fedele, e mostra anzi grande attenzione nella trasposizione lessicale. Non cos\u00ec dal punto di vista della struttura del periodo \u2013 la \u2018forma\u2019 di cui si diceva. Gelli rivoluziona la scansione del periodo e l\u2019uso della punteggiatura, trasformando in lunghi e pesanti periodi le ben scandite frasi latine, fino raggiungere in qualche passo nette cadute sul piano della comprensibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Come esempio significativo vorrei proporre qui alcune brevi considerazioni sul capitolo III. <em>Quod, tum Stoicorum, tum Platonis decreta, in aliquibus deficiant \/ Che e\u2019 mancano in alcune cose cos\u00ec gli stoici come i platonici<\/em>.<\/p>\n<p>Il testo si sofferma a definire quale sia la natura dell\u2019uomo, per sottolinearne, come si diceva, la natura essenzialmente ambigua e definire quindi l\u2019atto etico come quello in cui l<em>\u2019habitus<\/em> razionale riesce a temperare le passioni raggiungendo quella che viene definita forma stessa della virt\u00f9, cio\u00e8 la prudenza.<a title=\"\" href=\"#_ftn44\">[44]<\/a> La chiave per l\u2019interpretazione della <em>Circe<\/em> che Gelli affidava al mito evocato nella dedica a Cosimo trova qui giustificazione nell\u2019autorit\u00e0 dell\u2019insegnamento aristotelico (<em>Ethica Nicomachea<\/em> X, 1177b 20-35), e lo spazio per l\u2019intervento della grazia divina trova la propria giustificazione nell\u2019ineluttabilit\u00e0 della componente sensitiva e passionale dell\u2019attivit\u00e0 razionale umana. In questo senso non risulta accettabile l\u2019ideale stoico di atarassia \u2013 che concederebbe all\u2019uomo la possibilit\u00e0 di distaccarsi autonomamente dagli impulsi della sua componente corporea; ma, in termini diametralmente opposti, non risulta accettabile nemmeno l\u2019ideale platonico secondo cui la virt\u00f9 \u00e8 dono infuso dai cieli che occorre far riemergere dall\u2019oscurit\u00e0 del sensibile. La dottrina aristotelica risponde invece pienamente al carattere di mediet\u00e0 umana:<\/p>\n<p>Homo itaque ex anima ac corpore conflatus, cum non sit purus intellectus, nec simplex sensitivum, medii rationem inter utrumque retinet. Quare et actus eius proprius erit, tum in activis, tum in speculativis operatio media quaedam. Quinetiam <em>partes eius altera ab altera vicissim afficientur, ratioque sensus naturam, sensus vero rationis interdum induet.<\/em> [&#8230;] Dicitur autem ratio sensus conditionem subire, et ut dicam sensificari [&#8230;] \/\/<a title=\"\" href=\"#_ftn45\">[45]<\/a><\/p>\n<p>Tiene adunque lhuomo, essendo composto d\u2019anima, &amp; di corpo, &amp; non essendo ne puro intelletto, ne semplice sensitivo, un certo mezzo infra l\u2019uno &amp; l\u2019altro, per il che verra anchora a esser loperatione sua propia, cosi nelle cose attive, come nelle speculative, una certa operatione media, &amp; oltre a di questo, saranno spesse volte anchor le sue parti <em>alterate, &amp; mescolate l\u2019una con l\u2019altra, vestendosi il senso, &amp; pigliando alcuna volta la natura della ragione, &amp; alcuna altra, la ragione quella del senso<\/em> [\u2026]. Ma la ragione si chiama pigliar la condi-\/tion del senso &amp; in certo mo<em>d<\/em>o diventare lui [\u2026].<a title=\"\" href=\"#_ftn46\">[46]<\/a><\/p>\n<p>Da notare, dal punto di vista della traduzione in quanto tale, la scelta di sdoppiare i termini in un\u2019indiade che permette o di ribadire il significato del termine originario, o di ampliare il dominio semantico della soluzione lessicale scelta, operando una sorta di approssimazione graduale \u2013 gli esempi in questo senso sono molti gi\u00e0 solo in questo capitolo: \u00abintelligenze supreme &amp; prime\u00bb (p. 27) per \u00abmentes illas supremas\u00bb (p. 13); \u00abin luogo di pedagogo e di maestro\u00bb (p. 27) per \u00abest veluti pedagogus\u00bb (p. 14), \u00abgli affetti &amp; le passioni\u00bb (p. 31) per \u00abvivit secundum affectus\u00bb (p.16); \u00abdeporle &amp; scacciarle\u00bb (p. 38) per \u00abdeponere\u00bb (p. 20).<\/p>\n<p>Da rilevare ancora la volont\u00e0 di intervenire esplicando la posizione dell\u2019autore, come nel caso in cui si afferma che le due \u2018parti\u2019 di cui l\u2019uomo \u00e8 composto non portano ad una mescolanza di parti frammentarie, ma piuttosto, in senso traslato, che ciascuna delle due componenti pu\u00f2 via via avere la meglio sull\u2019altra:<\/p>\n<p>Caeterum etsi hominem duabus partibus constare dicamus, non est tamen credendum, eas sibi invicem esse permixtas et refractas: [\u2026] Sed integras esse unius animae facultates, ut propterea <em>non vere quidam<\/em>, sed <em>proportione<\/em> potius compositas esse dicendum sit. \/\/<\/p>\n<p>[\u2026], ma qui si debbe anchora avvertire, che se bene lhuomo e composto di due parti, che non si ha per questo a credere, che elle sieno spezzate &amp; mescolate minutamente insieme [\u2026] ma che le faculta siano dell\u2019anima propria onde si debbe piu tosto dire\u00a0 che elle siene composte &amp; miste, <em>per una certa proportione, &amp; per una certa similitudine, che veramente, &amp; realmente<\/em> [\u2026].<a title=\"\" href=\"#_ftn47\">[47]<\/a><\/p>\n<p>In questo caso sdoppiare il <em>proportione<\/em> dell\u2019originale in una <em>certa proporzione &amp; una certa similitudine<\/em> significa disambiguare il richiamo all\u2019analogia e al significato traslato.<\/p>\n<p>Un ultimo esempio che illustra da un lato la difficolt\u00e0 di piegare il volgare alle flessioni dell\u2019argomentazione; dall\u2019altro la predisposizione del traduttore fedele, che tuttavia non rinuncia ad una funzione mediatrice e filtrante. Si tratta di insistere su quanto affermato nel <em>De Anima<\/em> (l. II), a proposito di \u00abtristitia &amp; laetitia\u00bb quali motori dell\u2019agire umano, a riprova della strettissima connessione tra ragione intellettiva e sensitiva:<\/p>\n<p>[\u2026], atque ubi non est sensus, non dicitur homo. Quia intellectivum non est sine sensitivo &amp; vegetali, in ipsis saltem mortalibus, veluti Philosophus iam citato loco dicit. Nec puto respondendum esse, <em>intellectum non posse<\/em> quidam citra sensitivum subsistere, quoad vitae perturbationem spectat, quoniam per sensum alimur, iudicamus, et necessaria ed avitam sumimus: <em>posse tamen nos<\/em> affectuum motu illo turbolento carere, puta iracondia, ac cupiditatis aestu. Siquidem haec responsio si satis perspicio seipsam agitat ac iugulat. Nacque si necessarius est potus ac cibus, necessariae quoque sunt perturbationes. \/\/<\/p>\n<p>[\u2026], &amp; dove non \u00e8 senso, non si chiama huomo; non potendo essere l\u2019intelletto, senza il senso &amp; senza la vegetativa al manco ne\u2019 mortali, come ne insegna il Filosofo nel medesimo loco, ma io non penso pero che sia da dire <em>assolutament<\/em><strong>e<\/strong>, che <em>l\u2019intelletto non possa<\/em> star senza il senso; <em>ma solo<\/em> per quanto si aspetta alla duratione, &amp; al mantenimento della vita conciosia cosa che noi ci nutriamo mediante i sensi, &amp; con quegli giudichiamo, &amp; prendiamo tutto quello che ci \u00e8 necessario a vivere, <em>ma si bene<\/em> che <em>noi possiamo<\/em> liberarci al tutto dai moti, di quelle passioni, che ci perturbono, come \u00e8 lira, &amp; lardore de gli appetiti, &amp; delle voglie, ma questa risposta se io vegho bene \/ il vero, si spaccia &amp; annulla da se stessa, imperoche se egli \u00e8 necessario il mangiare &amp; il bere, ei sono anchor necessarie le pertubationi, [oltre a di questo [\u2026].<a title=\"\" href=\"#_ftn48\">[48]<\/a><\/p>\n<p>In questo caso la struttura avversativa dell\u2019originale (<em>intellectum non posse \/ nos posse tamen<\/em>) si stempera nella complessit\u00e0 della costruzione per l\u2019aggiunta dell\u2019avverbio (<em>assolutamente)<\/em> la cui funzione \u00e8, ancora una volta, quella di prevenire l\u2019eventualit\u00e0 di un riferimento pericoloso ai dubbi sulla sostenibilit\u00e0 filosofica dell\u2019immortalit\u00e0 dell\u2019anima.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per valutare l\u2019operazione di volgarizzamento del Gelli nel suo complesso, mi sembra vada rilevato innanzi tutto come esso sia da inserire in un programma di moralizzazione di Firenze, all\u2019interno di una concezione che pone senz\u2019altro l\u2019ideale della vita attiva al di sopra della vita speculativa. In questa prospettiva Gelli sceglie di \u2018divulgare\u2019 il suo intervento e di parlare ai suoi concittadini \u00abdotti\u00bb e non. Egli cerca cos\u00ec di accostare all\u2019incisivit\u00e0 della creazione letteraria che considera come importante strumento di insegnamento seguendo un\u2019interpretazione dottrinale di Dante e Petrarca, l\u2019offerta di un intervento filosofico magistrale reso \u2013 almeno nelle intenzioni \u2013 pi\u00f9 facilmente comprensibile. Si intrecciano nella sua scelta suggestioni religiose e inclinazioni \u2018antiumanistiche\u2019, insieme ad una maggior predisposizione per l\u2019insegnamento aristotelico piuttosto che per le grandi sintesi neoplatoniche, pur senza rinunciare, talvolta, ad una sorta di concordismo, soprattutto nei commenti.<\/p>\n<p>L\u2019Accademico fiorentino, intellettuale autodidatta si presenta cos\u00ec come interprete privilegiato di una letteratura che deve trovare autorit\u00e0 nella speculazione filosofica e di una filosofia che deve inserirsi organicamente nella vita etica \u2013 e per questo anche politica &#8211; della citt\u00e0.<\/p>\n<p><em>Anna Laura Puliafito, 2.08.2011<\/em><\/p>\n<div>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Gelli, Giovanni Battista <em>Commedia<\/em> di Giouan Batista Gelli Accademico Fiorentino chiamata <em>la Sporta<\/em> Florentiae, 1543; Id., <em>Lo errore commedia<\/em> del Gello, recitata alla cena che fece Ruberto di Filippo Pandolfini alla Compagnia de Fantastichi l\u2019anno 1555 in Firenze, Di Fiorenza, 1556. Il <em>Trattatello sull\u2019origine di Firenze<\/em><em> si legge in edizione moderna a cura di <\/em>a cura di M. Barbi (Firenze 1894); <em>Capricci <\/em>del Gello, col <em>dialogo dell\u2019inuidia<\/em>, &amp; con la tauola nuouamente aggiunti, In Fiorenza, appresso il Doni, 1546; poi <em>I <\/em><em>capricci del bottaio<\/em> di Giouanbatista Gelli. Ristampati nuouamente con alcuni che ui mancauano In Firenze, 1548 Per il tipografo, Lorenzo Torrentino.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Le lezioni sono raccolte in edizione moderna da Negroni, cfr. Gelli, Giovan Battista, <a title=\"Visualizza la scheda: 2\" href=\"http:\/\/opac.sbn.it\/opacsbn\/opaclib?db=iccu&amp;select_db=iccu&amp;nentries=1&amp;from=2&amp;searchForm=opac\/iccu\/error.jsp&amp;resultForward=opac\/iccu\/full.jsp&amp;do=search_show_cmd&amp;rpnlabel=+Tutti+i+campi+%3D+negroni+gelli+&amp;rpnquery=%40attrset+bib-1++%40attr+1%3D1016+%40attr+4%3D2+%22negroni+gelli%22&amp;totalResult=5&amp;ricerca=base&amp;fname=none&amp;brief=brief\"><em>Lezioni petrarchesche,<\/em> raccolte per cura di Carlo Negroni; con una lettera di S. Carlo Borromeo e una di Giosu\u00e8 Carducci, <\/a>Romagnoli, Bologna, 1884 (ora anche Commissione per i testi di lingua, Bologna, 1969); Id., <a title=\"Visualizza la scheda: 4\" href=\"http:\/\/opac.sbn.it\/opacsbn\/opaclib?db=iccu&amp;select_db=iccu&amp;nentries=1&amp;from=4&amp;searchForm=opac\/iccu\/error.jsp&amp;resultForward=opac\/iccu\/full.jsp&amp;do=search_show_cmd&amp;rpnlabel=+Tutti+i+campi+%3D+negroni+gelli+&amp;rpnquery=%40attrset+bib-1++%40attr+1%3D1016+%40attr+4%3D2+%22negroni+gelli%22&amp;totalResult=5&amp;ricerca=base&amp;fname=none&amp;brief=brief\"><em>Letture edite e inedite di Giovan Batista Gelli sopra la Commedia di Dante,<\/em> raccolte per cura di Carlo Negroni, <\/a>F.lli Bocca, Firenze, 1887. Sulle lezioni, cfr. Ellero, Maria Pia, <em>Aristotele tra Dante e Petrarca: la ricezione della Poetica nelle lezioni di Giambattista Gelli all\u2019Accademia Fiorentina<\/em>, in \u00abBruniana &amp; Campanelliana\u00bb, xiii, 2, 2007, pp. 463-476.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> <em>La Circe<\/em> di Giouanbatista Gelli Accademico Fiorentino, In Firenze, appresso Lorenzo Torrentino impressor ducale, 1549 . Per una presentazione e bibliografia in proposito rimando a Puliafito, Anna Laura, <em>Ostriche e talpe. A proposito della Circe di Giovan Battista Gelli<\/em>, in \u00abVersant. Rivista svizzera delle letterature romanze\u00bb, 55:2 (2008), pp. 35-46 e Ead., <em>Volgarizzamento e propaganda:Giovan Battista Gelli e l\u2019Accademia Fiorentina<\/em>, in <em>Mecenati, artisti e pubblico nel Rinascimento<\/em>. Atti del convegno internazionale (Chianciano-Pienza, 20- 23 luglio 2009), a cura di L. Secchi Tarugi, Firenze, Cesati, 2011, pp. Xx-yy.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Pierfrancesco Giambullari fiorentino <em>De la lingua che si parla &amp; scriue in Firenze<\/em>. <em>Et vno dialogo di<\/em> Giouan Batista Gelli <em>sopra la difficult\u00e0 dello ordinare detta lingu<\/em>a, In Firenze, [Lorenzo Torrentino], [1551]. Si tratta della \u00abprima grammatica di un autore toscano dopo le Regole quattrocentesche\u00bb, come si legge in Migliorini, Bruno, <em>Storia della Lingua italiana<\/em>, Bompiani, Milano, 2004 (ed. orig. 1958), pp. 323 <em>et infra<\/em>. Le tre principali opere del Gelli si leggono ora in Gelli, Giovan Battista, <strong><em>Dialoghi. I capricci del bottaio. La Circe. Ragionamento sulla lingua<\/em><\/strong><strong>, a cura di R. Tissoni, <\/strong>Laterza, Bari, 1967 (d\u2019ora in poi citati rispettivamente come <em>Capricci <\/em>(R1-10), <em>Circe <\/em>(C1-10), <em>Ragionamento<\/em>). Va segnalata la pubblicazione all\u2019<em>Indice<\/em> sia dei <em>Capricci<\/em> sia della <em>Circe<\/em>, ripettivamente nel 1554 e nel 1590, cfr. Rozzo, Ugo, <em>La letteratura italiana negli \u00abindici\u00bb del Cinquecento<\/em>, Forum, Udine, 2005, pp. 29; 101-102; 116; 270.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Per la ricostruzione sommaria della vita e dell\u2019opera del Gelli, cfr. Del Soldato, Eva, <em>Introduzione<\/em> a Porzio, Simone, <em>An homo bonus vel malus volens fiat<\/em>, con il volgarizzamento di Giovan Battista Gelli. A cura di E. Del Soldato, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2005, pp.\u00a0 xxxiii-xxxiv e il <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, vol. 53, Istituto dell\u2019enciclopedia italiana, Roma, 1999, <em>ad vocem<\/em>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> Benedetto da Mantova \u2013Flaminio, Marcantonio, <em>Il Beneficio di Cristo<\/em>. A cura di S. Caponetto, Claudiana, Torino, 1991<sup>2<\/sup>. Sull\u2019evangelismo italiano cfr. Simoncelli, Paolo, <em>Evangelismo italiano del Cinquecento. Questione religiosa e nicodemismo politico<\/em>, Istituto Italiano per l\u2019et\u00e0 moderna e contemporanea, Roma, 1979. Su Gelli e le discussioni nell\u2019ambito dell\u2019Accademia Fiorentina cfr. Vasoli, Cesare, <em>Tra Aristotele, Alessandro di Afrodisia e Juan Vald\u00e9s: Note su Simone Porzio<\/em>, in \u00abRivista italiana della Filosofia\u00bb, n.s, lvi, 4 (2001), pp. 561-607; Perrone Compagni, Vittoria, <em>Cose di filosofia si possono dire in volgare. Il programma culturale di Giambattista Gelli<\/em>, in <em>Il volgare come lingua di cultura dal Trecento al Cinquecento<\/em>. Atti del Convengo internazionale, Mantova, 18-20 ottobre 2001. A cura di A. Calzona, F. P. Fiore, A. Tenenti, C. Vasoli, Olschki, Firenze, 2003, pp. 301-337.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> Cfr. Vasoli, Cesare, <em>op. cit.<\/em>, p. 600.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> Ivi, p. 601.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> Cfr. <em>De Vulgari eloquentia,<\/em> I.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> <em>Capricci<\/em>, R5, p. 55, dove si afferma anche: \u00abnon ho mai sentitito che si possa essere savio in volgare, ma pazzo s\u00ec bene\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> <em>Capricci<\/em>, R5, p. 64.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> <em>Capricci<\/em>, p. 146 e <em>Circe<\/em>, D3, p. 183.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> <em>Capricci<\/em>, R5, p. 67.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> Segue una lode agli ebrei che sanno tutti \u00ab cos\u00ec ben parlare delle cose della legge loro\u00bb di contro ai cristiani \u00abche insegnon leggere a i loro figlioli o in su le lettere di mercanzia o in su certe leggende da non poter impararvisi su cosa alcuna\u00bb, <em>ibid<\/em>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> <em>Ibid<\/em>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref16\">[16]<\/a> <em>Capricci<\/em>, R5 p. 70.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref17\">[17]<\/a> <em>Capricci<\/em>, R5, p. 69. Continua: \u00ab[di qui nascono mille inganni] \/ A: E per questo mi credo io che lo faccino: onde ti voglio \/ dir questo, che noi non ci possiamo manco dolere de\u2019 sacerdoti e de gli avvocati, che si farebbono i sudditi di quei principi che volessin vender loro l\u2019acqua e il sole\u00bb (ivi, pp. 69-70.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref18\">[18]<\/a> <em>Ragionamento<\/em>, p. 316.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref19\">[19]<\/a> <em>Ibid<\/em>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref20\">[20]<\/a> Ivi, p. 317.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref21\">[21]<\/a> Cfr. Gelli, Giovan Battista, <em>An homo<\/em> cit., p. 7.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref22\">[22]<\/a> Ivi, p. 5. Cfr. <em>Trattato del colore degli occhi<\/em>. Dello eccellentissimo filosofo M. Simone Portio napoletano. Allo illustrissimo &amp; Reverendissimo Cardinale di Mantova. Tradotto in volgare per Giovan Batista Gelli, In Fiorenza, Appresso Lorenzo Torrentino, 1551.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref23\">[23]<\/a> \u00abA: [\u2026] Sappi, Giusto, che io sono l\u2019anima tua \/ G: Come, l\u2019anima mia? \/ A: L\u2019anima tua, s\u00ec; e quella per la quale tu sei uomo.\/ G: O come pu\u00f2 essere questo? Non sono l\u2019anima mia io? \/ A: No, ch\u00e9 altra cosa sei tu, e altra \u00e8 l\u2019anima tua, e altra Giusto bottaio da San Pier Maggiore [\u2026]\/ G:O chi sar\u00e0 adunque questo Giusto?\/ A: Tutt\u2019a due noi assieme; imper\u00f2 che n\u00e9 il corpo n\u00e9 l\u2019anima \u00e8 l\u2019uomo, ma quello composto che risulta da tutt\u2019e due. E vedi che quando l\u2019anima \u00e8 separata dal corpo, e\u2019 non si chiama pi\u00f9 anima, ma un cadavero, a modo de\u2019 latini, o veramente un morto, a modo de\u2019 volgari: s\u00ec che tu parlavi dianzi bene, quando tu dicevi che ero mezzo fuori di te\u00bb, <em>Capricci<\/em>, R1, p. 11.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref24\">[24]<\/a> <em>Capricci,<\/em> R1, p. 16.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref25\">[25]<\/a> Un ulteriore segno forte del legame esplicito e strettissimo tra <em>Capricci<\/em> e <em>Circe<\/em> \u00e8 la riflessione da parte dell\u2019Anima sulla \u00abinfelicit\u00e0\u00bb della sorte umana in termini puramente naturali, cfr. <em>Capricci,<\/em> R2, p. 20: \u00abG: E come dimostri tu, che egli sarebbe pi\u00f9 infelice de gli altri animali, se egli non aspettasse meglior vita che questa? \/ A: Perch\u00e9 in questa nasce egli molto sgraziato, ignudo, senza casa, senza saper parlare, senza aver che mangiare, se egli non se lo procaccia lavorando. [\u2026] Dove gli altri animali nascono vestiti, chi d\u2019una cosa e chi d\u2019un\u2019altra, hanno le loro case chi sotterra, chi ne\u2019 boschi e chi ne\u2019 fiumi; e la terra produce loro, senza ce vi abbino a durare fatica alcuna, tutti i loro bisogni. E qual testimonio in questo vuoi tu pi\u00f9 chiaro che quel di Plinio? il quale considerando tutto s\u2019adir\u00f2 tanto con la natura, che egli la chiam\u00f2 madre de gli animali e matrigna dell\u2019uomo\u00bb; e cfr. <em>Circe<\/em>, D1, pp. 153; 160; Plinio, <em>Naturalis Historia<\/em>, viii.42; Puliafito, Anna Laura, <em>Ostriche e talpe <\/em>cit., p.00.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref26\">[26]<\/a> <em>Circe<\/em>, D1, p. 150.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref27\">[27]<\/a> Cfr. <em>Circe<\/em>, D1 e D5.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref28\">[28]<\/a> <em>Circe<\/em>, D9, p. 268.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref29\">[29]<\/a> La lezione originaria pichiana, \u00e8 per\u00f2 \u00abproteo\u00bb, cfr. Pico della Mirandola, Giovanni, <em>Oratio de dignitate hominis<\/em>. Testo latino a fronte, Studio Tesi, Pordenone, 1994, pp. 7.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref30\">[30]<\/a> <em>Circe, <\/em>p. 145. Per una succinta analisi del testo pichiano cfr. Ciliberto, Michele, <em>Il Rinascimento a Firenze: figure e motivi<\/em>, in Id., <em>Pensare per contrari. Disincanto e utopia nel Rinascimento<\/em>, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2005, pp. 71-206, in part. pp. 95-104. Cfr. anche Puliafito, Anna Laura, <em>Ostriche e talpe<\/em> cit., p. xxx.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref31\">[31]<\/a> Ellero, Maria Pia, <em>op. cit<\/em>., p. 475.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref32\">[32]<\/a> Gelli, Giovan Battista, <em>Lezioni petrarchesche<\/em> cit., p. 18.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref33\">[33]<\/a> Ellero, Maria Pia, <em>op. cit<\/em>., p. 466. Cfr. <em>Eth. Nic<\/em>., 1139b15 sgg.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref34\">[34]<\/a> Base di refiremento \u00e8 sempre il testo della Ellero (p. 466).<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref35\">[35]<\/a> <em>Eth. Nic<\/em>. I, 5, 1095 b 15.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref36\">[36]<\/a> Cfr. Ellero, Maria Pia, <em>op. cit<\/em>., p. 466, che fa riferimento all\u2019<em>Ethica<\/em> commentata da Donato Acciaiuoli, cfr. Aristotelis Stagiritae peripateticorum principis <em>Ethicorum ad Nicomachum libri decem<\/em>, Ioanne Argiropylo interprete, nuper recogniti &amp; cum Donati Acciaioli Florentini viri doctissimi commentariis castigatissimis nunc primum in lucem editi, Venetiis, in officina Lucaeantonii Iuntae, 1535.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref37\">[37]<\/a> Cfr. Perrone Compagni, Vittoria, <em>op. cit<\/em>., p. 00.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref38\">[38]<\/a> cfr. Ellero, Maria Pia, <em>op. cit<\/em>., p. 473; per il commento della commedia si parla addirittura di un \u00abaristotele visualizzato e per immagini\u00bb (ivi, p. 467); parimenti di Petrarca \u00abtraslitterato verbum ad verbum nel tecnicismo filosofico\u00bb(ivi, p. 470). Da non sottovalutare in tal senso anche la rilevanza dell\u2019appello al ruolo della memoria.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref39\">[39]<\/a> <em>Circe<\/em>, D10, pp. 287-88: \u00abE.: O che bella cosa, o che cosa miracolosa \u00e8 l\u2019uomo! [\u2026] E io, perch\u00e9 mi pare che mi detti la natura che si convenga a l\u2019uomo, rivolgandomi a quel primo Motore dell\u2019universo, il quale, essendo cagione di tutte le cose, conviene ancor che sia prima e principal cagione di quello che \u00e8 seguito di me, e che avendo io finalmente conosciuto la imperfezione di tutte l\u2019altre creature e la perfezione della natura umana, sia tornato uomo, gli rendo infinite grazie. E perch\u00e9 io non posso dimostramegli in alcun altro modo grato, se non cantando in parte, e per quanto si estendono le forze mie, le lodi sue, prego te Ulisse, stando alquanto fermo, con divoto silenzio, mentre io canto questo santissimo hymno, onori ancor tu quella prima Cagion donde deriva ogni altro nostro bene. Oda questo hymno l\u2019universa natura del mondo:<\/p>\n<p>Tacete, selve, e voi, venti, riposatevi, mentre io canto il Motor primo del meraviglioso e bello ordine dell\u2019universo:<br \/>\nIo canto la prima Cagione di tutte le cose corruttibili e incorruttibili;<br \/>\nQuella la quale ha ponderato la terra nel mezzo di questi cieli;<br \/>\nQuella la quale ha sparso sopra di lei le acque dolci per alimento de\u2019mortali;<br \/>\nQuella la quale ha ordinato tante varie specie di creature per servizio dell\u2019uomo;<br \/>\nQuella che gli ha dato l\u2019intelletto perch\u00e9 egli abbia cognizion di lei e la volont\u00e0 perch\u00e9 egli possa amarla:\/<br \/>\nO forze mie, laudate quella meco.<br \/>\nAccordatevi con letizia dell\u2019animo mio, rallegrandovi meco nel gaudio della mente mia.<br \/>\nO dote dell\u2019anima mia, cantate meco devotamente la prima e universal Cagione di tutte le Cagioni.<br \/>\nAccordatevi insieme, lume dell\u2019intelletto mio e libert\u00e0 della volont\u00e0 mia, a cantare le lodi sue.<br \/>\nL\u2019uomo, animal tuo, o Motore eterno senza fine e senza principio, \u00e8 quello che canta oggi le lodi tue;<br \/>\nE con queste forze sue desidera che a te sia sempre gloria e onore.<\/p>\n<p>U.: Questa cognizione della prima Cagion di questo universo non avevi tu mentre tu vivevi in quel corpo di fiera.<br \/>\nA.: No: ma subito che fui tornato uomo la senti\u2019 nascere nella mente mia, come quasi una propriet\u00e0 mia naturale; anzi, per dir meglio, tornarmela [\u2026] \u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref40\">[40]<\/a> Del Soldato, Eva, <em>Introduzione<\/em> cit., p. xiv, dove si sottolinea quanto Porzio fosse famoso anche in materia di predestinazione e fato sul soggetto riguardante il libero arbitrio.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref41\">[41]<\/a> Cfr. ivi, p. xiii, da Caponetto, Salvatore, <em>La riforma protestante nell\u2019Italia del Cinquecento<\/em>, Claudiana, Torino, 1997<sup>2<\/sup>, p. 353 sgg.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref42\">[42]<\/a> Cfr. Vasoli, Cesare, <em>op. cit<\/em>., p. zzz.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref43\">[43]<\/a> Del Soldato, Eva, <em>Introduzione<\/em> cit., p. xiii; Porzio, Simone, <em>An homo<\/em> cit., pp. 67, 140. Va comunque segnalato che un terzo riferimento ai teologi viene invece mantenuto, laddove nel capitolo XIII si sottolinea la distanza tra l\u2019opinione dei teologi e la dottrina peripatetica, ivi, p. 106.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref44\">[44]<\/a> Ivi, p. 28.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref45\">[45]<\/a> Porzio, Simone, <em>An homo cit<\/em>., p. 13 (corsivo mio qui <em>et infra<\/em>). E segue: \u00abQuare Aristoteles inquit decimo Ethicorum, actionem humanam mixtam esse: atque quoniam operatio intellectus ipsius speculativus fere simplex est, eam hominis naturam superare, ac Diis similem effici censet: ut viceversa cum sensuum affectibus atque illicebris irretitur, ferinum fieri, brutisque adsimilem.\u00bb, ivi, p. 16.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref46\">[46]<\/a> Ivi, pp. 25-26.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref47\">[47]<\/a> Ivi, rispettivamente p. 15 e p. 30.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref48\">[48]<\/a> Ivi, rispettivamente p. 19 e pp. 37-38.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anna Laura Puliafito Universidad de Basilea Suiza<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[6],"class_list":["post-92","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articulos","tag-anna-laura-puliafito"],"acf":[],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ffyh.unc.edu.ar\/modernidades\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/92","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ffyh.unc.edu.ar\/modernidades\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ffyh.unc.edu.ar\/modernidades\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ffyh.unc.edu.ar\/modernidades\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ffyh.unc.edu.ar\/modernidades\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=92"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/ffyh.unc.edu.ar\/modernidades\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/92\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ffyh.unc.edu.ar\/modernidades\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=92"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ffyh.unc.edu.ar\/modernidades\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=92"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ffyh.unc.edu.ar\/modernidades\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=92"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}